Scrivere per lavorare, lavorare per vivere

Un manifesto per chi ha la passione per la scrittura,
per il lavoro che fa e vuole (ri)costruirsi una professione


Venerdì 7 febbraio
Ore 17
Caffè Letterario, via Ostiense 95, Roma

Gino Roncaglia

Carlo Infante

Mauro Sandrini

discutono il tema della scrittura e del lavoro culturale OGGI
Partecipazione gratuita.
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Nella crisi il lavoro culturale si riappropria di se stesso

È possibile trovare lavoro sfruttando la propria passione per la scrittura nonostante i cambiamenti sospinti dalla crisi, o forse proprio grazie a quelli? Questi mutamenti sono devastanti, ma chiunque abbia conservato il dono della memoria ricorda bene che 5 anni fa, prima che la crisi iniziasse, non era certamente l’Eden per giornalisti, editor e per i giovani che si affacciavano ai mestieri della cultura. Se prima non era il regno di Bengodi, oggi però non è la fine del mondo. È soltanto l’economia che cambia le carte in tavola: è inutile rincorrere quelle smazzate dai falsari del “la crisi passerà presto e tutto ricomincerà come prima”. La crisi cambia i connotati alle nostre vite in ogni momento. Però, mentre grandi spazi si chiudono, piccoli interstizi si aprono.


Noi siamo quelli che popolano gli spazi che si aprono

L’editoria non è più in grado di garantire il lavoro a chi ce l'aveva e ancor meno di offrire prospettive a chi vi si affaccia. Questa è un dato di fatto. E dunque? Ci sono altre possibilità per chi non rinuncia alla propria passione, al proprio talento?
La nostra risposta è SÍ.

La ragione è solo una: la scrittura è il mezzo che accompagna e permette l’evoluzione sociale in ogni passaggio, sopratutto in quelli più difficili. Da cinquecento anni in qua - ovvero da quando esiste la stampa - ogni rivoluzione è avvenuta grazie alla diffusione di tanti piccoli e preziosi fogli, pamphlet e manifesti che hanno permesso la diffusione delle idee e l’aggregazione delle comunità tramite lo scrivere. Oggi ogni lavoro è al centro di una evoluzione-rivoluzione: una cruna che è necessario attraversare sul lavoro, ma non da soli. Con i nostri compagni di avventure. E quando la comunità non c’è va ricostruita. Chi ha il talento e la passione per la scrittura ha nelle mani lo strumento più potente per farlo. Solo che spesso non ci crede.


I tre ingredienti per cambiare il mondo a partire dalla scrittura

Cosa serve per iniziare questo percorso concretamente? Tre cose semplici: il know how, la determinazione e la passione.


3.Cominciamo dalla fine: la passione

Questo è il vero dono di chi scrive: non gli apostrofi, le virgole o le “a” senz’acca. La passione è quella che smuove le montagne, attrae, seduce e aggrega una comunità. Chi ce l’ha la sente dentro di sé, a rischio di sembrare folle al mondo, senza necessità di conferme esterne. Questo manifesto è rivolto a chi ce l’ha.

DISAMORATI astenersi prego


1.Ricominciamo dall’inizio: il know how

È l’ingrediente più sbandierato dai professionisti dell’innovazione a tutti i costi. Quell’insieme di strumenti che ti permettono di lavorare meglio, di promuoverti meglio ecc. ecc. È importante, ma da solo non può nulla. Puoi essere il più grande esperto di tecnologie, di metodologie di marketing, di innovazione anche, ma senza un intreccio sapiente del tuo “saper fare cosa e come” con gli altri ingredienti l’esito della ricetta sarà deludente: come i pasti pronti all’ipermercato. La differenza fra il contenuto plasticato delle buste trasparenti e il panino che mi preparava mia nonna per la merenda si chiama Amore. L’ingrediente segreto senza cui oggi puoi saper tutto, ma non fai nulla.

ONNISCIENTI astenersi prego


2.Continuiamo dal cuore: la biodiversità da cui nasce il lavoro

Essere accolti da una comunità - e darsi da fare per trovarne una - è il punto di svolta. Può essere una comunità di lettori, di scrittori o più semplicemente di clienti (è il mercato bellezza!). La comunità è quella che moltiplica la nostra determinazione e l'efficacia nel perseguire gli obiettivi professionali che ci diamo. Ci aiuta nell'individuare gli errori e nel promuovere il nostro lavoro. Non è il sogno utopico di una grande famiglia a cui tornare: il mondo dell'infanzia non c'è più. Esiste, invece, la biodiversità delle comunità umane con tutta la ricchezza di cui sono portatrici. Comunità che sono al cuore della trasformazione che i libri e la cultura stanno subendo: loro sospingono l’innovazione non le tecnologie, non i saperi, non i guru. Ogni scrittore professionale può individuare e coltivare la propria comunità se vuole raccogliere i frutti del proprio lavoro: come un agricoltore il proprio campo, con assiduità e rispetto. Il lavoro culturale prossimo venturo nascerà da qui: dal cuore della trasformazione. Dall'incontro fra chi scrive e le comunità. Comunità reali di persone in carne e ossa dagli sguardi vispi che quando dicono "mi piaci" è perché si stanno innamorando, non perché hanno cliccato un pollice su Facebook.

Scrivere è come cucinare: scambiamoci le ricette.

Al cuore la comunità si scambia ricette. Perché scrivere è come cucinare. E in cucina le ricette si scambiano e a ogni scambio ognuno ci guadagna un po’, perché, insieme al know how, si corre il rischio di fidarsi, di fare un pezzetto di strada insieme a qualcun altro. Ognuno di noi ha i suoi piccoli segreti, e magari non riconosce neppure come tali perché gli sono naturali. Ma per un altro no, magari è proprio quell’ingrediente che ci manca per fare il salto, per procedere lungo il cammino dell’autonomia professionale. Per il maggior benessere di tutti.

AVARI astenersi prego



Un libro, un progetto, una rivoluzione: scrivere oggi non è per Leopardi...

Non è più il tempo degli scrittori che stanno chiusi nel loro stanzino in attesa che qualcuno si accorga di loro e li incensi. La scrittura oggi resuscita solo se scende nelle strade, nelle piazze, e si sporca le mani con i fornai, i contadini, i barbieri e gli architetti disoccupati. Se, insieme con loro, ne racconta le imprese e trasforma la loro e la nostra realtà senza dogmi. Perché oggi la parola scritta è più efficace dei fucili per far la rivoluzione. La scrittura è rivoluzione economica: dove il senso dell’economia sta nelle sue radici più antiche, quelle del “governare la casa”. Noi mettiamo al centro della nostra casa, della nostra vita cioè, la scrittura come strumento per navigare nella crisi e per fare economia. È il mezzo per narrare e promuovere il lavoro con un libro. Ogni piccolo progetto può essere raccontato: dal romanziere, al saggista, al contadino, al cuoco e all’artigiano. Ognuno con la sua dignità e con la possibilità di occupare il proprio interstizio in questa cavolo di crisi. Chiunque faccia con passione un lavoro utile (finanzieri, markettari e testimoni di Geova di ogni parrocchia anche voi astenetevi, prego) lo può raccontare con un libro e oggi, con le possibilità offerte agli autori dall’irrompere del digitale diventa possibile come mai prima. Con risultati inattesi.


Scrivere per cambiare il mondo? Sei matto?

In questo la scrittura è al centro. Ma deve essere una scrittura di qualità, intensa e bella, in grado di far salire il lettore sulla caravella verso la nostra America personale. Deve essere in grado di farlo partecipare alla nostra impresa. Un libro, oggi, ha senso esclusivamente se è capace di cambiare la vita di chi lo scrive e di chi lo legge. È questo quel che serve nella vita quotidiana e in quella professionale, è questo quel che molti non sospettano neppure esistere, ma sobbolle fra le maglie della rete e che mette, nelle mani di chi vuole intrecciare la propria tela, gli strumenti più potenti a disposizione a poco prezzo sugli scaffali dell’innovazione.


Il limite dell’innovazione: la passione non la puoi comprare al mercato. Il resto sì.

Gli strumenti e le metodologie ci sono e sono a disposizione di chi si impegna a utilizzarle. Sono strumenti, però, che hanno un unico limite: dipendono dalla determinazione di chi li utilizza. Il know how tanto sbandierato dagli esperti dell’innovazione a tutti i costi non è sufficiente. È solo uno degli ingredienti che servono gli altri due sono: la determinazione e la passione. La passione ce l’hai o non ce l’hai. Non la puoi comprare al mercato. Gli strumenti e le tecniche le puoi acquistare nei posti “giusti” dalle persone che hanno già intrapreso questo percorso e non si tengono i segreti ma li mettono a disposizione. E allora il libro diventa un percorso che parte dal nostro desiderio di “fare bene” anche sul lavoro. Un percorso verso l’autonomia professionale.


Da dove si comincia?

Dalla partecipazione. Prima online, è più facile, ma poi nelle strade, nei circoli anarchici e nelle parrocchie. Ovunque ci siano parole che aspettano solo di diventare storie per essere raccontate e per essere scambiate. Direttamente. Senza intermediari. Scegliendo i propri fornitori e i propri partner. Costruendo un nuovo mercato. Un mercato che sia di chi scrive, non di chi lo organizza (Amazon e gli altri per esempio).


É la fine del mondo?

No è solo l'inizio della nuova economia della cultura e dei libri. Quello degli autori indipendenti - non necessariamente autopubblicati - è oggi il movimento più innovativo e più ricco di opportunità per chi fa cultura. Sempre non si voglia restare con occhi foderati di prosciutto e non voler vedere. È attraversando la breccia aperta da questi scrittori che si costruirà il Nuovo Mondo dell'editoria e della cultura. Possiamo spendere questo tempo a versare lacrime sul vecchio che non c'è più oppure unire le forze per costruire il nuovo.
"Caro Futuro" è solo il primo passo per costruire laboratori di formazione e scambio. Dove da un lato si ragiona e dall'altro si costruiscono i progetti. Con una specificità: il progetto di un libro, o di un racconto non è mai soltanto un progetto editoriale, ma anche economico alla portata di chi l'ha ideato. Perchè la realtà si cambia dall'economia - quella delle persone comuni - o non cambierà mai.

Se questa proposta ti interessa scrivici e vedremo cosa possiamo fare insieme. Predisporremo momenti di incontro online e  in varie città su questi temi. Scrivici a: eventi@selfpublishingschool.it

5 gennaio, 2014
Mauro Sandrini