"SIGNIFICA ESSER PRONTI A MORIRE PUR DI TOCCARE IL CUORE..."

29 ottobre 2013

(Foto di Matteo Pezzi)

C’è qualcosa che mi allontana dall’arte e anche dal mondo della cultura. In parte ciò è dovuto alla mia ignoranza: non ho una formazione artistica e a casa mia i quadri erano quegli oggetti che servivano per non lasciare una parete tutta bianca. Ma c’è anche altro: qualcosa che mi tiene distante dai luoghi in cui si consuma l’arte oggi e in cui si sa che senza il tavolo del buffet le presenze sarebbero spesso ridotte a parenti e amici. Ma c'è anche la sufficienza con cui chi si autoproclama “artista” guarda spesso gli “altri”: le persone normali. Quelle che si svegliano al mattino per andare a lavorare oppure restano a letto in preda alla depressione per non riuscire a trovarne uno di lavori.

Ma anche queste non sono le ragioni principali.

Ieri mi è capitato di leggere un articolo che mi ha svelato il mistero: che mi ha fatto capire perché l’arte e molti dei cosiddetti artisti proprio non li sopporto. È un discorso di uno scrittore, di un grande scrittore, David Foster Wallace, in cui parla del senso dello scrivere. Ma io penso che vada molto al di là e che riguardi l’arte e, più in generale, il lavoro.

DAL SENSO DELLO SCRIVERE AL SENSO DELLA VITA E DEL LAVORO. SE NON C'È AMORE LASCIA PERDERE

“mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata.” (il testo completo è qui)

QUESTA è la ragione per cui mi tengo lontano dai luoghi dell’arte, della cultura: quel che sento è che lì domina il bisogno esprimersi ma soltanto per elemosinare un po' di attenzione umana, di sentirsi dire “che bello! Che bravo!”. Senza ammettere a se stessi che tutto ciò si ottiene al prezzo del buffet che attira le masse fameliche: fanno più le tartine che la nostra arte.

MA NON È SOLO UNA QUESTIONE CHE RIGUARDA GLI SCRITTORI E GLI ARTISTI QUESTA: STIAMO PARLANDO DI LAVORO, NON ALTRO

Le parole svelano e le radici del lavoro, sopratutto da noi in Italia, stanno nell’artigianato, in quel “saper fare col cuore” che non è il banale know how all’americana. Il know how lo si risolve col libretto d’istruzioni della lavatrice. No. Ogni artigiano “vero” è anche un “artista”: solo che non lo dice. Forse non lo sa neppure. Però quando “fa” qualcosa, un oggetto o servizio, ci mette quella parte di sé che ama.

Io sono figlio di un ferroviere romagnolo e di un’artista che ha fatto per una vita maglie di lana artigianali per le sue clienti. Le ha fatte una a una, mettendoci in ognuna quella parte di sé che ama, la stessa con cui a messo al mondo me e mia sorella. Probabilmente non tutti coloro che hanno acquistato i suoi "prodotti" se ne sono accorte. Molti si accontentavano soltanto di avere un “pezzo” pregiato a un prezzo più basso che nella boutique. Ma qualcuno, invece, ha scoperto l'ingrediente segreto della ricetta e continua a frequentare la casa di mia mamma anche ora che è in pensione.

È UNA QUESTIONE DI VITA O DI MORTE...

Da suo punto di vista ogni maglia, ogni lavoro, era una questione di vita o di morte. Esattamente come la scrittura per David Foster Wallace e il lavoro per ogni artigiano-artista (e i suicidi dovuti alla crisi economica di molti piccoli imprenditori lo confermano):

"Significa essere pronti a morire, in un certo senso,
pur di riuscire a toccare il cuore del lettore."
(DFW)

A me piacerebbe scrivere con la stessa capacità con cui mia madre ha fatto le sue maglie: ognuna era realizzata non per bisogno narcisistico ma per permettere alla sua parte che ama di avvolgere i cuori felici-tristi-e-tutto-quello-che-capita-nella-vita alle sue clienti. Io so che i maglioni che mi ha regalato sono gli oggetti più preziosi che ho. Perché non sono oggetti: sono opere d’arte.

IL PRODOTTO DEL LAVORO È LA VERA OPERA D'ARTE: QUESTA SERA ALLE 21.25

E penso che in questa crisi economica disastrosa e disperante abbiamo bisogno di nuove alleanze. Alleanze tra tutti gli “artisti” che si svegliano presto al mattino per fare il proprio lavoro col cuore. Qualsiasi esso sia il lavoro: dallo scrittore, al netturbino, all’artigiano o all’artista.

Questo è il motivo per cui questa sera alle 21.25 intervisterò Giordano Mancini, direttore della Scuola dell’Agrivillaggio e della Decrescita Felice in diretta su questo sito: www.agrivillaggio.com. Perché c’è bisogno di mettersi insieme senza aspettare che qualcun altro lo faccia per noi. Non c’è più tempo. E nessun altro farà il nostro lavoro al nostro posto.

E quando uso la parola “lavoro” la intendo esattamente come mia mamma quando faceva una maglia: dal lato del cuore che ama anziché da quello che chiede di essere amato.

Ti aspetto: questa sera alle 21.15. Invita chi ti pare. Ci sarà anche la possibilità di fare domande in diretta.

Ps
La Self Publishing School ha avuto un momento di relax... ma riprenderà presto le lezioni. Resta sintonizzato!

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